Alsazia (Francia)
- 7 mag
- Tempo di lettura: 17 min
Aggiornamento: 20 mag

Colmar, nell'area di Petite Venise
2 note di commento
Il viaggio si è svolto ad inizio aprile in concomitanza con le festività pasquali, evento che porta in zona moltitudini, ma permette di trovarsi con qualsiasi luogo aperto ed a disposizione. Le giornate già lunghe consentono attività all’aperto prolungate, il clima ideale per girare a lungo tra paesi e castelli. La lingua è il francese, ma dato il passato sovente di transito dell’area, il tedesco è largamente diffuso, l’inglese pure. Alcuni alsaziani vi diranno che Francia o Germania a loro cambia poco poiché sono in primis, alsaziani. Leggenda narra che nei periodi di guerra, quando le comunicazioni erano limitate, fuori dai centri urbani alcune persone in luoghi remoti nemmeno sapessero a quale stato appartenessero. Pernotti e cene erano state prenotate anticipatamente, anche l’identificazione dei parcheggi nei vari paesi pure, per poter risparmiare tempo. Il segnale telefonico è sempre presente, a parte in qualche tratto nei boschi per raggiungere i castelli meno battuti, dove dato il periodo alcuni sentieri non sono ancora aperti. Per visitare la maggior parte dei luoghi caratteristici è necessario un mezzo per muoversi, a quel punto la scelta è caduta sull’andare direttamente in auto dall’Italia. Le distanza sono minime, ma l’alternativa coi mezzi pubblici non permetterebbe la visione di più luoghi, dovendo investire troppo tempo per spostarsi, considerando che la maggior parte dei paesi non richiede particolare tempo, così da poterne visitare più al giorno. Nel periodo del viaggio il costo della benzina in Francia era indicativamente un 15% più elevato rispetto all’Italia, anche presso i self-service dei centri commerciali, i più economici. Tolta Strasburgo, i parcheggi tutti gratuiti, per entrare in città occorre (ma nessuno l’ha chiesto) il pagamento della tassa denominata Service de délivrance des certificats qualité de l'air ottenibile online sul sito https://www.certificat-air.gouv.fr/certificat al costo di 5,11€ per le auto immatricolate fuori dalla Francia. Il certificato varrà per tutta la vita del mezzo registrato. Le indicazioni stradali sono presenti ovunque, anche se mappe e satellitari ora le rendono sovente poco seguite, tutti immagino che ormai sappiano che i colori indicanti le strade in Francia siano l’opposto dell’Italia, in verde le statali, in blu le autostrade. Dal confine di Basilea fino a Strasburgo, l’autostrada non si paga, diviene a pagamento solo oltre in direzione Paris. I prezzi riportati di seguito sono da intendersi a persona quando non indicato

Bergheim, Grand Rue
1° giorno
Giornata di trasferimento, dal posto di confine Como-Brogeda lungo l’autostrada A9 si entra in Svizzera per imboccare l’autostrada A2. La vignette per le autostrade svizzere ora è ottenibile anche online potendo risparmiare tempo, questo il sito ufficiale : https://via.admin.ch/shop/config/evignette. Il costo di 40FCH viene addebitato direttamente in €, al momento della registrazione, 46,5€. Varrà a prescindere di quando sottoscritto, fino a fine gennaio dell’anno seguente. Attenzione alle truffe, vari siti vi proporranno di ottenerlo, tutto in regola, ma a prezzi maggiorati. In questo venerdì pomeriggio il traffico verso nord è quasi nullo, i lavori nella zona di Lugano non ci rallentano, e nemmeno il temutissimo ingresso al tunnel del San Gottardo, dove solitamente occorre attendere a lungo. Oggi no, nemmeno un’auto in coda, usciti da questi oltre 16km sotto la montagna vediamo che in direzione sud la situazione è ben diversa, ci sono ripetuti blocchi ai tanti semafori, oltre 30km di veicoli fermi, preoccupa per il ritorno, ma ci penseremo poi. L’A2 scorre in direzione di Basilea (Basel), all’uscita del San Gottardo cambia la lingua, dall’italiano si passa al tedesco, ma il traffico non compare. Prima di Basilea una sosta in Autogrill, quello storico col tunnel che fa da ponte sull’autostrada, all’interno prezzi da cucina stellata per prodotti che paiono in bacheca da tempo, 20,6FCH per un piatto di pasta, 8FCH per una fetta di torta, facciamo con le nostra luculliane scorte evitando un furto con rapina. Si paga anche per accedere al bagno (tranne i bambini sotto al metro e venti), pure chi cena, ma il biglietto (1FCH) porta uno sconto di 0,5FCH su acquisti futuri. Lasciato l’autogrill riprendiamo la marcia, a Basilea gli incroci autostradali hanno deviazioni per lavori e giusto dato l’orario già serale non comportano code, prendiamo l’A3 per il confine francese, pochi km dopo. Nessuna fila in dogana, passaggio rapido per ritrovarci sull’autostrada A35 che lambisce l’aeroporto internazionale Basel-Mulhouse-Freiburg, 3 nazioni in un unico sito. La nostra tappa serale dista da qui 25km, B&B Hotels Mulhouse Sausheim, giungiamo quando già tutto chiuso, ma si tratta di una struttura che permette l’accesso e la registrazione al totem nell’ingresso, potendo gestire tutto in autonomia (65€+2€ di tassa di soggiorno, senza colazione, camera doppia, wi-fi libero malfunzionante). Parcheggio disponibile, volendo colonnine per ricarica auto elettrica disponibili e libere, pratiche veloci per entrare in camera dotata di tutto lo stretto necessario con un bagno minuscolo ma funzionale. Dal confine Italia/Svizzera all’hotel, percorsi 341km, tutti su autostrada a parte gli ultimi 3.

Château du Haut-Kœnigsbourg
2° giorno
Sveglia e partenza immediata, pernotto senza colazione e di conseguenza stop alla splendida Pâtisserie Gaugler di Sausheim, a 2’ dall’hotel, 7€ per viziarci. Apre alle 8, pronti all’apertura, ma non eravamo gli unici. In circa 45’ raggiungiamo Mittelbergheim dove lasciamo l’auto presso Stationnement au centre-ville, gratuito, un tempo parcheggio riservato dell’hotel di fronte, ora non più. Villaggio caratterizzato da numerosi frantoi, meno colorato di altri, sorge su di una piccola collina attorniato, quando non avvolto, da vigneti. In circa 30’ lo giriamo interamente risalendo tra i vigneti per riprendere rue de la Montagne dove sorgono alcuni dei caseggiati più interessanti. Il primo incontro con un nido di cicogne, con una di queste imperanti, avviene proprio nel centro cittadino, dopo ovvie foto ripartiamo per meta prossima, in nemmeno 2km siamo al termine della via che conduce al castello, Rue du Holzweg. Per salire al Château de Haut-Andlau s’impiegano circa 30’, prima parte in piano poi leggera ascesa. Le rovine del castello, ben conservate, si scorgono solo poco prima, immerso nella fitta boscaglia. L’ingresso è gratuito, non c’è nessuno, qualche cartello con info in francese, tedesco ed inglese, si può accedere salendo una passerella in ferro, l’interno è spoglio ma ha fascino proprio per le condizioni in cui si trova. Continuiamo per castelli, riprendiamo l’auto per dirigerci al parcheggio dove salire ai castelli Rathsamhausen e Lutzelbourg. Il parcheggio de Herrenberg, gratuito e con canestro da basket annesso, permette di prendere un sentiero molto lungo, quello che taglia non è al momento aperto, così ci spostiamo sull’altro versante facendo tappa al parcheggio Châteaux-forts d'Ottrott, gratuito. Percorso in salita, indicati 40’, senza nemmeno correre troppo in 30’ si arriva con vista sul primo dei 2 castelli, Rathsamhausen, più impressionante ma non accessibile. A fianco, Lutzelbourg, che di martedì e sabato è accessibile gratuitamente grazie al servizio dei volontari addetti alla manutenzione. Quando giungiamo sono intenti a mangiare in una grande tavolata, accediamo all’interno del castello dove si trovano ancora lavori conservativi, come nel castello precedente, non c’è il tetto, muri esterni ed interni, nessun accesso alle parti superiori. Del vecchio castello di Lutzelbourg si trovano solo alcuni scavi, da qui una bella vista su Rathsamhausen. Presso questi castelli incontriamo gente, alcuni in visita, altri di passaggio per camminate arrivando da Ottrot, il paese più vicino. Scesi, in auto prendiamo per Obernai, circa 10’ per parcheggiare presso Parc de stationnement de l'Altau, gratuito. Con rapida passeggiata raggiungiamo il centro, iniziamo a familiarizzare con le tipiche case a graticcio colorate. Non può mancare la baguette, che fa da base per alcune leccornie portate dall’Italia, in piazza c’è pure un tavolino con sedie della giostrina non ancora in funzione, luogo ideale per uno spuntino. Idea che prende pure altri avventori, magari senza strolghino e parmigiano-reggiano 30 mesi comprato direttamente presso una cantina sociale nel reggiano. Ci perdiamo a caso tra le sue viuzze, dalle principali piene di negozi e turisti, a quelle meno battute ma altrettanto interessanti. La cinta muraria che delimita il paese è percorribile in più punti, anche se non regala le viste migliori. Ora è tempo di ripartire, la prossima metà è presso Strasburgo, in 35’ raggiungiamo rue de Romarain per parcheggiare l’auto e raggiungere a piedi la sede del Parlamento Europeo. E’ un’area molto particolare, lungo questa via sorgono antiche case mono o bifamiliari, tutte pressoché identiche, un’area d’un tempo popolare che ora si confronta a pochi metri con i nuovi insediamenti moderni che fanno da base a parti del parlamento. La visita è gratuita, si può accedere fino alle ore 17, la chiusura è alle 18, serve un’ora per la visita guidata con audioguida. Fatta la registrazione ci accede dalla celebra facciata con tutte le 27 bandiere per entrare nel grande ovale a cielo aperto e da lì a sx verso la sala dove vengono immortalati gli eventi, con palco a gradini. Si sale verso la sala dell’emiciclo, prima d’entrare è fornita l’audioguida che spiega l’elenco dei posti in ogni parte. E’ la celebre sala vista e rivista ogni volta che si parla di Europa e delle sue istituzioni, al momento in ristrutturazione perché passa indicativamente un mese tra l’ultima seduta e la prossima. Usciti, percorriamo il periplo esterno attorniato dal fiume Ill, quello che crea la Grand Ile, il centro storico della città. Passiamo tra i grandi palazzi ministeriali per ritrovarci poco dopo tra le piccole e caratteristiche abitazioni di rue de Romarain, quasi tutte sfoggianti un canestro. In auto ci spostiamo verso il centro lasciandola al Parking Woodli, nei paraggi della stazione centrale che si trova nella piazza in cui abbiamo prenotato presso Ibis Budget (140€ doppia con colazione, wi-fi, acqua all’arancia presso la reception, servizio deposito bagagli gratuito). Il pernotto presso la struttura permette di usufruire di una tariffa agevolata al parcheggio, 15,50€ per 24h. Camera con vista sulla stazione, che si trova all’interno di una moderna struttura in vetro, piazza rumorosa di giorno, fortunatamente non di notte. Doccia e via, a piedi prendiamo per Grande Île, il centro storico che si trova appunto tra le rive del fiume Ill che si biforca proprio a creare questa grande isola, in larga parte pedonale. Poche vie sono percorribili dai mezzi a motore, il grande centro storico è a disposizione dei pedoni, percorribile in tram, attenzione solo allo sfrecciare non in grande sicurezza dei ciclisti. Rispetto all’Italia, il tramonto scende più tardi, quindi le luci dei grandi palazzi storici e dell’imponente cattedrale danno il meglio di se a serata avanzata. Ceniamo proprio nei paraggi della cattedrale, Restaurant Gurtlerhoft, che si trova nella cantina tra volte ed archi, tipico ristorante alsaziano dove la carne impera. Prezzi nella media, fuori da questi l’acqua in bottiglia (6,5€ il litro), però notiamo che nessun alsaziano la ordina, tutti chiedono une carafe d’eau, caraffa o bottiglia d’acqua di rubinetto, gratuita, anche se in realtà servono quella microfiltrata. Tutto molto buono, piatti abbondanti, scarso il caffè, ma ci sta (25€). Rientriamo godendoci la calma della città appena lasciata l’area della cattedrale, tra la rosseggiante Galeries Lafayette e la cupola della stazione illuminata a giorno. Percorsi 132km in auto e 25km a piedi.

Le vetrate della Cathédrale Notre Dame de Strasbourg
3° giorno
Spazi limitati, ma buona scelta, qualità ed abbondanza per la colazione all’Ibis, e per tener fede al credo del mio amico Sam (al buffet ci devi guadagnare), ci diamo da fare, recuperando pure qualche leccornia per il pranzo. Come prima tappa, raggiungibile a piedi, optiamo per l’area denominata Petite France, nella parte est di Grande Île, che di prima mattina è completamente vuota. Giriamo tra i canali, prendendo Quei de la Petite France, dove di mattina si vedono le celebri case a graticcio rispecchiarsi nelle acque. Il ponte coperto (in realtà solo delimitato da torri) taglia i vari canali, lo attraversiamo per dirigerci verso il vero e proprio ponte coperto, Barrage Vauban, che oltre a far da ponte, percorribile al suo interno, funge da diga. Purtroppo è in manutenzione, si può attraversarlo, ma non sono aperti i passaggi per salire e le statue che lo contraddistinguono sono in ristrutturazione. Putroppo non visitiamo subito l’area caratteristica nella zona est di Grande Île, lasciandola per un altro momento della giornata, errore in cui non cadere poiché sarà invasa di gente, mentre ora, anche se tutto chiuso, è libera. A piedi rientriamo alla stazione centrale per prendere il tram in direzione Jardin de deux Rives, il grande parco che sorge lungo il Reno, sul lato sinistro è Francia, su quello destro è Germania. Il tram (3,8€ per 2 biglietti, 2,1€ corsa singola), ci lascia a circa 500m, poi percorriamo le vie limitrofe per entrare nel parco dove molti avventori stanno preparando i barbecue. Un grande e spettacolare ponte pedonale ad iperbole (dell’architetto Marc Mimram) attraversa il fiume, unendo simbolicamente l’Europa, la zona è contraddistinta da ceppi e stele che ricordano momenti tragici della 2° guerra mondiale, quando in fuga i nazisti proprio sulla riva del fiume trucidarono gli ultimi prigionieri francesi. Il tutto si trova ora in una grande calma a pochi km dal parlamento europeo, istituzione voluta qui proprio dalle 2 nazioni. Sul lato tedesco si può passeggiare a bordo fiume ammirando alcune incisioni in legno di artisti locali, oltre a trovarvi più attracchi fluviali. Rientriamo verso la fermata del tram, all’uscita del parco ci sono grandi e pulitissimi servizi igienici, il tram in 20’ ci riporta in pieno centro, dove percorriamo le vie caratteristiche imbattendoci in una fila interminabile. E’ quella per entrare in cattedrale ed assistere alla messa pasquale delle 11, poco male, noi la visiteremo nel pomeriggio, quando senza messe, l’accesso è libero. Nei dintorni, proprio oggi, c’è la visita gratuita al Palais Rohan, situato tra Place de Château ed il ramo sud del fiume Ill. Denominato anche il palazzo dei vescovi, ha ospitato reali e Napoleone, oltre alle sale dedicate ai vescovi, ora è anche sede di vari musei, delle Belle Arti, Archeologico e Arti Decorative. Usciti, ci perdiamo tra vie grandi e piccole, spostandoci a Rue de Moulins, giungendoci tra chiuse e dighe, con le acque che la fanno da padrone. Ora però il luogo è invaso in ogni dove, pure per attraversare le minute vie si è in coda, decidiamo così di abbandonare il luogo, ma prima di ripartire, tempo per uno spuntino nel parco. Ci riperdiamo nel centro, avvicinando la cattedrale dove dalle 14 si può entrare in visita. C’è coda, ma è rapida, la grandiosa Cathédrale Notre Dame de Strasbourg in stile gotico del XIII secolo, da il suo meglio nelle coloratissime vetrate e con l’orologio astronomico, questo del XVII secolo. La particolarità sarebbe quella di veder girare la processione dei personaggi che rappresentano le varie età della vita, ma questo è possibile solo allo scoccare delle 12:30, momento in cui la cattedrale è chiusa. Il vociare continuo di molti turisti viene zittito da richiami al silenzio perentori, quanto mai opportuni. Sulla torre campanaria si può salire, fino al terrazzo, ma soprassediamo per motivi di scale troppo aperte. Una tappa ad una tipica Maison Alsaziane de Bisquiterie è doverosa in questo luogo dove i dolci imperano, poi riprendiamo il cammino verso l’hotel per ritirare i bagagli e l’auto al vicino parcheggio. Da qui in circa 25’ ci rechiamo a Rosheim, lasciando l’auto al vicino parking Braun (gratuito), paese diverso dagli altri, noto per le sue costruzioni romaniche. Sarà per questa ragione che è il meno battuto di quelli visitati, gran parte delle costruzioni da vedere sono situate lungo la via centrale, Rue du Gén de Gaulle, dalle torri che delimitano il centro cittadino, all’Eglise Saints-Pierre-et-Paul, passando per la Maison Romane d’Alsace, la più antica dell’area, risalente al XII secolo, nota anche come Maison païenne, da intendersi come "casa pagana". Il giardino medioevale, sorta di orto dei frati benedettini, lascia il tempo che trova, mentre dietro all’ospedale, proprio in vetta alla guglia campanaria del Monastère Notre-Dame du Sacré-Coeur des Bénédictines du Saint-Sacrament, un nido di cicogne ne esibisce 2 in pieno lavoro da fortificazione dello stesso. Da qui partiamo per la tappa finale della giornata, destinazione Beblenheim, che raggiungiamo in 35’. Faremo tappa nel caratteristico Le Gambrinus, che avrebbe possibilità di parcheggio attiguo, ma il giorno dopo ci sarà il mercato delle pulci, e non potremmo più muovere l’auto. Per evitare guai parcheggiamo di fronte al cimitero, dove si trova pure un bel campetto da basket, ripercorrendo a piedi i circa 700m di distanza. Le Gambrinus (96€ per camera doppia con colazione, wi-fi ben funzionante ed acqua minerale natura e gasatissima a disposizione) è una classica casa alsaziana a graticcio, che funge da affittacamere, ristorante e pub, con un bel giardino interno presidiato da una splendida San Bernardo. Luogo adatto al relax dopo un giro del paese, non particolarmente tipico, in effetti gli avventori di Beblenhiem si trovano presso i luoghi dove rilassarsi, bere e gustarsi le celebri tartes. Per accedere alle poche camere a disposizione, si sale una scala a semi-chiocciola in legno, qui tutto è molto caratteristico alsaziano, anche se poi impareremo parlando con la proprietaria, che lei arriva da Bordeuax ed ha vissuto 20 anni in Svizzera. Avevamo prenotato la cena anticipatamente, che si tiene nella cave del posto, cantina in pietra un tempo sicuramente adibita a conservazione dei vini, ora il posto è specializzato in birre, locali e di alcuni birrifici dell’area, sia francesi, sia tedeschi. Qui ceniamo, alternando tartes salate per finire con quelle dolci. Notiamo che gli avventori del posto, non ordinano una tarte a testa, ma una alla volta dividendosi i vari tranci uno a uno, ovviamente non ci sono posate, le tartes si mangiano rigorosamente con le mani, e sporcarsi è un dato di fatto ineluttabile ed un gusto fanciullesco. Il prodotto è però ottimo, pure quella dolce non tradisce. In pratica, si tratta di una sorta di pasta tipo pizza, sottile e leggera, ricoperta di prodotti tipici, immancabili i formaggi, a differenza della nostra pizza, non c’è mai il pomodoro, mentre nelle dolci cioccolata e frutta con base di panna. Una delizia, ci abbuffiamo per 25€, ovviamente con carafe d’eau, mentre pure qui il caffè non è indimenticabile. Percorsi 61km in auto, 21 a piedi.

Riquewihr, Rue du Général de Gaulle
4° giorno
Colazione presso la cave del Gambrinus, ottima con alcuni prodotti locali da testare, vedi svariate marmellate. Pure qui facciamo scorta per pranzo, per andare al parcheggio a prendere l’auto e dopo aver fatto rifornimento a poche centinaia di metri (benzina sui 2,1€ al lt, qui disponibile anche bioetanolo a 0,8€ al lt) partiamo per Ribeauvillé dove dopo 5km lasciamo l’auto presso il parking Streng, gratuito ma con pochi posti, conviene arrivare presto. Da qui in un attimo si accede alla Grand Rue, dove si trovano le abitazioni più caratteristiche del paese, e già di buon mattino gli assaggi di vino son disponibili nelle innumerevoli rivendite. Sul fondo del paese domina lo Château de Saint-Ulrich, ma non mancano abitazioni tipiche, tra le quali la Tour des Bouchers, torre dei macellai e la casa dei pifferai, Maison Pfifferhus, nella parte sulla via ora un ristorante. Girato il centro facciamo un salto alla Cave de Ribeauvillé, la cantina sociale, che oltre a vendere i vini locali ne illustra storia e lavorazione. Ripartiamo destinazione Bergheim, dove parcheggiamo allo Stationnement Municipal, gratuito. Bergheim è decisamente più piccola degli altri villaggi, attorniata dai bastioni che in parte si possono percorrere, ha costruzioni tipiche a graticcio soprattutto lungo la Grand Rue centrale, attraversata nella parte Porte Haute da un piccolo canale che veniva utilizzato a suo tempo dalle lavandaie. Al termine della Grand Rue, prima dei bastioni, sorge l’Église catholique Notre-Dame de l'Assomption de Bergheim, chiusa al momento, ma sulla guglia della torre campanaria si trova un nido di cicogne con una di queste intenta a rinforzare il nido stesso, molto spettacolare. Giriamo qualche altra viuzza, a Bergheim il turismo pare ai minimi, così come i pochi negozi aperti. Da qui ci dirigiamo al più celebre dei castelli alsaziani, château du Haut-Koenigsbourg, distante 17km, che però comportano una lunga fila nei paraggi. I parcheggi sono pochi, molti posti lungo la strada, il tutto causa un ingorgo importante, troviamo un posto a circa un km di distanza in uno slargo sulla dx, proprio in prossimità del sentiero che sale lasciando il nastro d’asfalto. Arriviamo così al castello passando per il bosco, qui c’è una concentrazione di non poco conto, acquistato il biglietto (12€) entriamo in questo maniero che i cinefili riconosceranno immediatamente. Qui fu ambientato e girato il celebre film La Grande Illusione, di Jean Renoir del 1937. L’illusione che effettiva tale si rivelò per l’imminente scoppio della 2° guerra mondiale. Il percorso di visita impiega circa un’ora, si sale e scende tra sale, passaggi interni, torri e ambienti ancora riccamente decorati, per quello che effettivamente appare ancora come un maniero inattaccabile. La visita merita, ma avviene in un contesto dove occorre far la fila per ogni passaggio, del resto è il più noto ed è accessibile comodamente in auto, a differenza di quelli visti il giorno precedente. Ritornati all’auto, riprendiamo il cammino per raggiungere Riquewihr in 25’, probabilmente il più visitato dei paesi alsaziani. Trovare parcheggio verso le 13:30 è impossibile, e così seguiamo l’esempio dei più, lasciando l’auto tra le vie lungo le vigne, rue Mandle. Tappa in un comodo tavolo con panca all’interno di rue de Remparts dove ci rifocilliamo con le solite leccornie italiane alle quali aggiungiamo quelle della colazione, per poi immergerci tra le vie del paese, coloratissimo come d’aspettativa. Le vigne lo contrappuntano sui vari lati, ci sono anche visite guidate sulle colline, pure con trenino, ma ognuno ne avrà per i propri gusti, dalla torre Dolder (del 1.200) in ogni lato. I colori della case paiono studiati appositamente per far colpo, è indubbiamente il paese che maggiormente impressiona, e ce ne stacchiamo di malincuore. Da qui in 15’ raggiungiamo Kaysersberg, fatichiamo a trovare un parcheggio libero, trovandolo solo in prossimità del parking du cimètiere, al di là del fiume Weiss. Come prima visita, saliamo al Château du Schlossberg, attraversando i vigneti della collina, arrivando ai resti del castello da dove si gode la vista del paese, che si trova tutto lungo il fiume. Scesi, percorriamo la via centrale, rue de la Flieh, che non manca di abitazioni caratteristiche, negozi e tanti ristoranti, per arrivare al ponte rue des Tilleuls da cui si gode una bella vista di case tipiche direttamente sulle acque. Battutissimo punto del paese, dove c’è la fila per rimirarlo dai vari angoli del ponte, ma tutto il paese è molto frequentato. Dopo aver immortalato qualche campetto da basket, è tempo per raggiungere la meta finale della giornata, la cittadina di Colmar, dove giungiamo dopo nemmeno 20’ presso il parking Lacarre gratuit (in realtà gratuito se si esce dopo le 19, prima a pagamento). Da qui in nemmeno 5’ entriamo nel centro cittadino, che attraversiamo fino a La Petite Venise, che deve il nome ai suoi canali, navigabili con una sorta di piccola gondola. L’area è invasa di persone, meglio ritornarci più tardi, cenando nei paraggi ci vien comodo, il mercato coperto è chiuso, ma la cittadina regala molteplici spunti d’interesse, tra case storiche celebri (Maison des Têtes, Maison Zum Kragen, Maison Au Pelerin, Ancienne Douane) ed altre nemmeno nominate ma non prive d’interesse. La Collégiale Saint-Martin de Colmar al momento era in ristrutturazione quindi non visibile, a differenza dell’Église des Dominicains attorniata dal mercato con animali tipici del luogo. Dopo un lungo girare, cena al Restaurant Au Koïfhus che sorge nella piazza dell’antica dogana. Cibo tipicissimo, per i vegani impossibile trovare da cibarsi, ma anche per i vegetariani, un’impresa. Porzioni abbondanti, così come la quantità dell’espresso finale, ovviamente carafe d’eau (21€), possibilità di cenare anche all’esterno, ma una volta che il sole saluta, la temperatura non invoglia. Ritorniamo al parcheggio per ritirare l’auto, tutte le porte d’ingresso sono chiuse, si passa unicamente dalla rampa d’uscita, ed in effetti dato l’orario, non si paga il parcheggio. In 15’ raggiungiamo Le Gambrinus, terminato nel pomeriggio il mercatino delle pulci, possiamo parcheggiare nelle vicinanze, notando che a differenza di quanto indicato, sebbene sia lunedì, il ristorante/pub è aperto, con la grande san bernardo che ormai ci tratta da gente del posto. Usciti gli ultimi avventori del ristorante, restiamo gli unici ospiti della struttura. Percorsi 77km in auto e 23km a piedi.

Cicogne sul Monastère Notre-Dame du Sacré-Coeur des Bénédictines du Saint-Sacrament, Rosheim
5° giorno
Siamo gli unici a far colazione al Gambrinus, abbiamo quindi di tutto a nostra disposizione, e dopo averne approfittato partiamo di buon mattino per visitare l’ultimo villaggio alsaziano, che pochi anni fa ha vinto il titolo di miglior borgo di Francia. Uguisheim dista 15km, in 15’ raggiungiamo il parking du Millénaire, gratuito, a ridosso del centro storico. La particolarità di Uguisheim è di essere concentrico, con viuzze che girano in cerchio, entriamo dalla Grand Rue e immediatamente incrociamo rue de Rempart Sud, dove si trova la più celebre delle sue case a graticcio, Le Pigeonnier (la piccionaia), alta e stretta con tetti spioventi, simbolo assoluto delle case alsaziane. Percorriamo in circolo la via per poi perderci tra piazze e piazzette, godendoci la poca presenza turistica di un martedì mattina non festivo. Abbandoniamo quindi l’Alsazia dirigendoci a sud, rifornimento di benzina prima del confine e poi entriamo senza nessuna fila in Svizzera. Il traffico nello snodo di Basel ci rallenta, 3 autostrade convergono in una sola con lavori stradali in un tunnel, da qui tutto liscio fino al Parkhaus Altstadt di Lucerna dove giungiamo dopo 1:45’. Lasciamo l’auto in questo parcheggio (3FCH all’ora) prossimo al centro per un veloce giro in città dato anche il clima ottimale. Proseguiamo a piedi attraversiamo il fiume Reuss lungo l’antico ponte pedonale in legno Spreuerbrücke per salire all’area dei bastioni, Museggmauer. Si sale dalla torre dell’orologio, Zytturm, e lungo il camminamento si raggiungo le altre torri, ad ovest Wachtturm, ad est Schiermerturm, da cui si gode un ottimo panorama sulla città e l’omonimo lago, mentre dietro si vede il tranquillo centro sportivo di Bramberg Sportplatz, dotato di panchine al sole e fontanella con acqua potabile, luogo idoneo all’ultimo spuntino di viaggio. Sempre a piedi raggiungiamo un altro luogo simbolo della città, Löwendenkmal, un grande leone scolpito nella roccia che omaggia i caduti della guerra delle Tuileries. Evento della rivoluzione francese, quando nel 1792 l’insurrezione popolare rovescio la monarchia francese col palazzo difeso (invano) dalle guardie svizzere, trucidate. Evento ancora celebrato su questi lidi, ben poco noto al di fuori. La grande scultura si trova nel mezzo di un’enorme roccia al centro di un tranquillo giardino sovrastante un laghetto. A questo punto raggiungiamo il centro città situato in basso, sul lago, per costeggiarlo e per attraversare il ponte pedonale di legno più celebre, pure con curva al suo interno (per resistere meglio alle correnti), Kapellbrücke. Il ponte della cappella, considerato il ponte di legno più lungo d’Europa (205m, ma si trovano discordanze in merito), ha una storia antica, eretto nel 1300, ha resistito a lungo, ma non all’impetuoso incendio che lo devastò nell’agosto del 1993. Quello che si vede e percorre ora è quindi la ricostruzione, a metà s’incontra la torre dell’acqua, Wasserturm, eretta a difesa dello stesso. Dal versante sud, schivati i lavori stradali, si gode un’ottima vista della città, oltrepassiamo una spoglia Jesuitenkirche e velocemente raggiungiamo il parcheggio dove ripartiamo destinazione Italia. Percorso lento, le attese per l’ingresso al tunnel del San Gottardo ci rallentano per oltre un’ora, altri ritardi li accumuliamo prima d’oltrepassare i lavori stradali nell’area di Lugano, e pure la fila alla dogana Chiasso-Brogeda dilata i tempi di percorrenza, nonostante l’assenza di controlli. Poco male comunque, un ritardo da mettere in previsioni lungo le strade svizzere. Percorsi 388km in auto e 11km a piedi

Lucerna, ponte pedonale in legno Kapellbrücke e Wasserturm
Per info

Strasburgo, la cattedrale da rue Marcière

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